Quattro mosche da lago

Chiamare la pesca in lago “stillwater fly fishing” in Italia sembra quasi un peccato di lesa maestà nei confronti della vera tecnica, di chiare origini d’oltremanica, dedicata alla ricerca dei salmonidi in acque ferme. Tuttavia aiuta a rendere l’idea di due mondi così lontani come concezione eppure con diversi punti in comune, tanto che alcune malizie e soluzioni sono applicabili anche alle nostre condizioni di pesca.

Sia chiaro: la pesca in torrente e fiume delle trote, almeno per quello che mi riguarda, resta la mia preferita. Per scelta personale preferisco comunque evitare di frequentare i corsi d’acqua nel periodo riproduttivo, per quanto possibile, anche laddove i vari regolamenti specifici lo consentano. Volendo quindi continuare l’attività in acqua dolce le alternative a quel punto sono poche: predatori finché possibile (come lucci e black bass) oppure le trote in lago. Nulla a che vedere con la pesca britannica nei laghi e nemmeno con quella americana dedicata soprattutto a trote in un contesto naturale. Dal momento che però non siamo gli unici ad immettere pesce nei laghi per poi pescarlo, possiamo comunque far nostri alcuni spunti di tradizione straniera per trasformare una tecnica a molti indigesta (a quanto pare) in qualcosa di interessante. Essendo impossibile racchiudere in un articolo la vastità del mondo stillwater, che comprende code e canne variabili a seconda delle circostanze e terminali di varia lunghezza, il modo più facile di aiutare coloro i quali vogliono approfondire, o anche avvicinarsi a questo tipo di pesca a mosca è sicuramente quello di parlare di artificiali. Ne esistono di varie tipologie e solitamente la suddivisione che viene effettuata è quella in due categorie: attractors (mosche di reazione) e mosche naturali (o imitative), suddivisione anche molto in voga nel mondo agonistico che tanto influenza questa tecnica. Mentalmente le prime sono quelle maggiormente dedicate alla ricerca di pesce di fresca immissione, quindi più attratto da colori accesi e aggressivo, mentre le seconde si utilizzano quando le trote si sono un minimo ambientate hanno una maggiore cognizione di cosa stiano mangiando. La realtà è che come spesso accade nella pesca è vero tutto ed il contrario di tutto, quindi il pesce “naturalizzato” prende anche mosche attrattive e quello più “pollo” (termine ad hoc) anche imitazioni più sensate. Rispecchiando comunque questa distinzione in due macrocategorie voglio presentare due dressing attrattivi e due naturali con qualche considerazione di utilizzo e che sono caratterizzati da efficacia in pesca, semplicità realizzativa e durevolezza.

Attractors: Mini Squirmy Blob

Fig.1
Fig.2

(FIG. 1/2). Fissato lo squirmy procediamo a bloccare il brill per poi avvolgerlo pettinandolo all’indietro mentre procediamo verso la bead 

(FIG. 3). Chiudiamo con un nodo, un po’ di colla ed il nostro artificiale è completato. 

(FIG. 4). Va recuperato a piccoli scatti alternando lunghe trazioni della coda a pause ed è possibile anche averne una variante su amo dritto senza bead o con la stessa in ottone.

 

 Dressing

Amo: Claw 240 #12

Bead: Textreme Slotted Tung Metallic Pink

Filo di montaggio: Textreme MicroFloss Fluo Pink

Codina: Micro Squirmy Legs Fluo Pink

Addome: Textreme Brill UV Tan

Il Blob è una dei dressing più chiacchierati e controversi fra i vari pattern utilizzabili nella pesca in lago; se a questo si aggiunge l’uso degli squirmy legs, ecco che l’eticità molto discussa di alcune imitazioni viene completamente a mancare nell’opinione collettiva. Eppure a volte bisogna trovare il giusto compromesso fra praticità ed efficacia in pesca e sicuramente questo artificiale ha davvero pochi rivali in materia. Fra le vibrazioni prodotte dalla coda, il movimento delle fibre ed il colore (ottimi rossi-chartreuse-olive-giallo e fuxia) può davvero aiutare in alcune situazioni con pesci particolarmente apatici. Utilizzabile sia con coda galleggiante che intermedia, va recuperato a scatti per creare le vibrazioni ed il movimento necessari ad invogliare l’attacco; indipendentemente dalla coda scelta, il fatto che sia piombato costringe a montarlo come mosca di punta (usando più artificiali) per evitare antipatici grovigli in fase di lancio. Detto quindi che il colore e la misura (solitamente 12/14) possono variare, iniziamo col fissare il nostro Claw 240 del 12 sul morsetto dopo aver inserito una bead slotted in tungsteno preferibilmente non esagerata per non avere un artificiale troppo pesante. La scelta di un amo jig a gambo corto è prettamente soggettiva e deriva dal fatto che l’assetto ed il corpo rastremato li ritengo più performanti in fase di pesca. Meglio optare per un filato  che non vada ad intaccare il materiale siliconico dello squirmy recidendolo, il Polyfloss o Microfloss lavorano egregiamente all’occorrenza

Attractors: Micro Leech

Questo artificiale nasce di fatto come una imitazione di una piccola sanguisuga o anche ninfa di libellula generica, ma la rivisitazione di alcuni punti del dressing lo rende di fatto un’ esca molto attrattiva. E’ di sicuro una delle mosche che non solo non mancano mai nelle mie fly box, ma che nel dubbio spesso lego per prima. La bead deve essere rigorosamente in ottone (mosca di punta in assoluto) e va montata su un amo di misura 12/14, quello in figura è un Gamakatsu F11-2SH (filo pesante e gambi corto), mentre il filo di montaggio sarà uno Standard 8/0 color Olive (FIG. 5). La scelta dell’olive è dettata dal fatto che reputo il color oliva il più efficace per questo pattern, ma anche marrone e nero soprattutto con acqua scura funzionano egregiamente. Fissiamo a ridosso della curvatura dell’amo un ciuffo di fibre di Ostrich Herl (struzzo) che garantiscono movimento e resistenza mentre ai lati fissiamo rispettivamente due fibre di Holo Fibers Olive misura 1/69’’ (FIG. 6). Fissato il brill olive a ridosso delle code procediamo pettinandolo verso a testa per poi fissarlo a ridosso della bead (FIG. 7); originariamente il corpo lo realizzavo con le stesse fibre di struzzo anellate poi con rame ma per questioni di resistenza, brillantezza e tenuta ai morsi dei pesci preferisco di gran lunga il brill. Copriamo il filo con ice dub UV olive e realizziamo il nodo cementificando il tutto, quindi l’artificiale è pronto (FIG. 8). Questa mosca in punta sia con coda di topo intermedia che galleggiante non solo ci garantirà catture, ma consentirà pescando con più mosche (come spesso accade in lago) di stendere agevolmente il finale a causa del leggero peso dato dalla bead in ottone.

Foto 1
Foto 2
Foto3

 

Dressing

Amo: Gamakatsu F11-2SH #12

Bead: Ottone di misura adeguata

Filo di Montaggio: Textreme Standard 8/0 Olive

Flash: Textreme Holo Fibers Olive 1/69’’

Code: Ostrich Herl Olive

Addome: Textreme Brill Olive

Torace: Ice Dub UV Olive

Questo artificiale nasce di fatto come una imitazione di una piccola sanguisuga o anche ninfa di libellula generica, ma la rivisitazione di alcuni punti del dressing lo rende di fatto un’ esca molto attrattiva. E’ di sicuro una delle mosche che non solo non mancano mai nelle mie fly box, ma che nel dubbio spesso lego per prima. La bead deve essere rigorosamente in ottone (mosca di punta in assoluto) e va montata su un amo di misura 12/14, quello in figura è un Gamakatsu F11-2SH (filo pesante e gambi corto), mentre il filo di montaggio sarà uno Standard 8/0 color Olive (FIG. 5). La scelta dell’olive è dettata dal fatto che reputo il color oliva il più efficace per questo pattern, ma anche marrone e nero soprattutto con acqua scura funzionano egregiamente. Fissiamo a ridosso della curvatura dell’amo un ciuffo di fibre di Ostrich Herl (struzzo) che garantiscono movimento e resistenza mentre ai lati fissiamo rispettivamente due fibre di Holo Fibers Olive misura 1/69’’ (FIG. 6). Fissato il brill olive a ridosso delle code procediamo pettinandolo verso a testa per poi fissarlo a ridosso della bead (FIG. 7); originariamente il corpo lo realizzavo con le stesse fibre di struzzo anellate poi con rame ma per questioni di resistenza, brillantezza e tenuta ai morsi dei pesci preferisco di gran lunga il brill. Copriamo il filo con ice dub UV olive e realizziamo il nodo cementificando il tutto, quindi l’artificiale è pronto (FIG. 8). Questa mosca in punta sia con coda di topo intermedia che galleggiante non solo ci garantirà catture, ma consentirà pescando con più mosche (come spesso accade in lago) di stendere agevolmente il finale a causa del leggero peso dato dalla bead in ottone.

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