Dolce Stillwater

Tempo di pesca in lago!

La vicinanza ai grandi centri abitativi, la voglia di percorrere pochi chilometri ed il fermo biologico invernale dei fiumi, rendono la pesca in lago una valida alternativa all’ inattività dei mesi freddi. Non a tutti i pescatori a mosca piace praticare la stillwater, eppure se fatta con le dovute accortezze resta un’ottima soluzione durante l’attesa del periodo migliore per tornare sui fiumi.

Il fiume è il fiume e, almeno personalmente, nulla potrà mai scalzare l’emozione di pescare trote e temoli in un corso d’acqua del genere. Tuttavia in autunno inoltrato e soprattutto in inverno spesso si è impossibilitati nel frequentare questa tipologia di spot, sia per il fermo imposto da molte regioni alla pesca per la riproduzione dei pesci, sia per le giornate fredde e improduttive. Cosa fare allora? Si trascorrono sicuramente delle ore al morsetto riempendo le scatole di mosche, ma rinunciare quasi completamente alla pesca è davvero difficile. Si può andare in mare, o a lucci, ma bisogna essere attrezzati e preparati (soprattutto psicologicamente!) e non sempre siamo disposti a farlo, anche perché le giornate si accorciano e le distanze chilometriche si accusano di più. Ecco quindi che si presenta l’opportunità e la motivazione per iniziare a frequentare i laghi di pesca, capitolo che è realmente impossibile imprigionare fra le righe di un singolo articolo come quello in questione. Mi limiterò a spendere qualche parola dedicata a chi cerca di avvicinarsi a questa tecnica o semplicemente vuole saperne di più.

Innanzitutto bisogna creare una distinzione fra i laghi “privati”, di club e/o associazioni e i cosiddetti “laghi sportivi” sia per modalità di pesca che ambienti. L’approccio è simile ma nel caso di laghi privati è più facile avere accesso in un ambiente con pesci “naturalizzati” dal momento che spesso sono circuiti No-Kill riservati ai soci. Nei laghi a pagamento invece le trote sono immesse di continuo, questo le rende meno sospettose e più aggressive, ma anche con un comportamento meno naturale rispetto all’altro genere di ambiente. In virtù di questo nella mia scatola principale da StillWater sono contenuti circa 800 artificiali divisi in 2 grandi scompartimenti; da un lato imitazioni più classiche, come le sommerse, chironomi, snatcher, cruncher e secche, mentre dall’altro artificiali di “reazione” dai colori accesi come blob, boobies, ovetti e streamer in generale. Questo mi consente di avere a portata di mano sia mosche per pesci aggressivi o da stimolare, sia per pesci più naturali e quindi più selettivi. L’attrezzatura per poter pescare non dipende solo dalla pesca che intendiamo fare e dal periodo, quanto piuttosto dall’ambiente e dalle caratteristiche del lago. Cominciamo con il dire che un altro parametro per la scelta del setup consiste nel pescare dalla barca o dalla riva; la prima opzione riguarda soprattutto i laghi “privati” in quanto quelli sportivi essendo aperti a tutti difficilmente (specie nel weekend) autorizzano la pesca da natante. Volgiamo la nostra attenzione alla pesca da riva che di certo è la più diffusa e l’approccio più comunemente usato nello stillwater in Italia.

divertimento
assicurato!

Sono stato un agonista per anni del settore trota lago e questo mi ha consentito un know-how ottimo per poter capire il comportamento delle trote in acqua ferma sin dal principio e la cosa più importante che ho appreso è essere consapevoli dei limiti e delle difficoltà che la mosca in lago ha rispetto ad altre tecniche. Come spesso dico a chi mi chiede lumi sulla pesca a mosca, la conoscenza dei propri limiti è già parte del superamento degli stessi; per cui mentre a spinning o con esche naturali è relativamente facile cambiare distanza di lancio e profondità di azione, pescando a mosca non lo è affatto. Da una attenta analisi delle problematiche in questione ne scaturirà una scelta oculata di canna, coda, mulinello e montatura da usare, dal momento che le due difficoltà maggiori sono quindi sicuramente rappresentate dal lancio e dall’intercettare i pesci nel bacino, sia come profondità che ubicazione. Se consideriamo la vastità che alcuni ambienti hanno (soprattutto nell’Italia continentale che offre laghi solitamente più grandi) il discorso diventa ancora più complesso e dato che difficilmente si è soliti possedere ogni tipo di attrezzatura adatta a tutte le situazioni, occorre trovare un giusto equilibrio specie per chi muove i primi passi in questo mondo.

Oggi il settore agonistico è arricchito da canne double-hand che con l’ausilio di potenti shooting head aiutano i pescatori a coprire agevolmente grandi distanze e sondare più acqua alla ricerca dei pesci, ma questa soluzione è spesso disagevole per chi vuole praticare la pesca in lago solo per diletto. Diciamoci la verità però: a chi è che non dispiace trascorrere una giornata (fosse anche in un lago) e assistere a tante catture mentre per noi scarseggiano gli attacchi? Meglio quindi fare le cose con criterio e scegliere una attrezzatura adeguata, col giusto compromesso praticità-efficacia. Il consiglio che mi sento di dare per iniziare è quello di una canna “tuttofare” che consenta di affrontare bene molte situazioni, come una 9,6’ per coda 7 oppure una 10’ per coda 8. La realtà è che bisognerebbe andare in lago sempre con due canne già montate (con coda galleggiante e affondante ad esempio), anche se oggi i mulinelli con bobine intercambiabili sono un ottima soluzione pur dovendo ripassare la coda ogni volta in tutti gli anelli. Diciamo che con questi due tipi di canna si può iniziare già a pescare in lago in maniera proficua, potendo coprire buone distanze anche se dovessimo essere costretti a ricorrere ai froller cast per la conformazione del lago alle nostre spalle che ci impedisce l’over head. L’altro aspetto da risolvere resta quindi quello della profondità di stazionamento dei pesci al quale è possibile trovare una risposta sia con mosche piombate, ma soprattutto con code affondanti o sinking leader. Non nego finchè posso di preferire la coda affondante alla mosca appesantita per un motivo molto semplice: a volte le mangiate potrebbero essere lente e costringerci a temporeggiare nel recupero per avere una abboccata decisa e ferrare. Montando una imitazione zavorrata il cambio di ritmo nel recupero porterebbe ad una variazione di profondità dell’artificiale rischiando di toglierlo dalla disponibilità della trota. Le code maggiormente utilizzate sono senza dubbio le Clear Intermediate, ovvero quelle trasparenti (con o senza core in nylon) sia fast che slow sinking a seconda delle necessità. Questa coda ha un doppio vantaggio ossia quello di essere trasparente evitando attacchi dei pesci più aggressivi alla coda e non insospettire i più smaliziati; il suo grado di affondamento intermedio aiuta inoltre a sondare gran parte dell’acqua nei laghi dalla profondità non eccessiva e con pesci non piantati sul fondo. Voglio sottolineare come la descrizione che sto dando e le indicazioni contenute nel presente articolo sono mirate ad avere una base minima per avvicinarsi alle pesca in lago, ovviamente le soluzioni sono molteplici e più o meno complesse, da valutare anche in base alla propria esperienza.

Avendo snocciolato la questione canna/mulinello/coda dobbiamo ora affrontare il capitolo relativo al finale ed alle imitazioni. Il discorso è ancor più vasto dell’attrezzatura, ma un leader (anche non conico) con 3 mosche a distanza di circa 1mt l’una dall’altra solitamente copre bene molte situazioni e può darci indicazioni su come modificare il nostro assetto a pescata in corso. La dimensione del tip varia in base alla situazione ed alle mosche (pescando ad esempio a streamer avremo un diametro maggiore presumibilmente e finale più corto), mentre la lunghezza complessiva si aggira attorno ai 350 CM circa dalla giunzione della coda alla mosca di punta, con braccioli di circa 15 cm ciascuno. Per spiegarmi meglio porto un esempio di come affronterei personalmente un lago da riva per la prima volta, in un periodo non troppo freddo e con profondità massima 5mt. Canna 10’ per coda 8, Clear intermediate e finale a nodi con braccioli a 1,10mt di distanza fra loro circa e tip dello 0,16 fluorocarbon (VEDI DISEGNO). Sul bracciolo più alto (verso la coda per intenderci) un blob che funga da attrattore (VEDI DRESSING), su quello intermedio una sommersa e in punta un piccolo streamer o in generale un’imitazione fluttuante in marabou. In questa maniera le mosche lavoreranno in almeno 2 mt di acqua consentendomi un range di azione che varierò semplicemente facendo affondare più o meno la coda dopo il lancio in acqua. Ovviamente ci sono decine e decine di variabili, una su tutte la presenza di chironomi predati dalle trote e quindi il ricorso al loro utilizzo magari con boobies e code affondanti di grado maggiore, ma in linea di massima dovendo scegliere come iniziare la pescata in un luogo nuovo mi sento di consigliare questo setup. L’esperienza, la presenza di bollate che ci indichino la posizione delle trote o anche il vedere diverse catture in una parte del lago piuttosto che in un’altra, faranno il resto dettandoci la soluzione migliore. Non bisogna sottovalutare il countdown dell’affondamento; molti affermano di non ricordare esattamente a quanti cm al secondo affonda la propria coda una volta in acqua. Il problema è in realtà relativo perché a noi interessa poco sapere a quanti mt stazionano i pesci esattamente! Sembra assurdo ma è così se ci si riflette: basta analizzare la dinamica di una serie di lanci. Primo lancio si conta fino a 5 e si inizia a recuperare, ma non si avverte nessun attacco. Si ripete il lancio aumentando a 10 i secondi ed ecco che iniziano ad esserci attacchi anche nei lanci successivi con lo stesso timing. Cosa importa la profondità effettiva in realtà? Sappiamo che a 10sec si trovano i pesci con quella montatura e li dovremo far scendere le nostre mosche. Purtroppo (o per fortuna, è il bello della pesca) poi ci sono infinite variabili che possono indirizzare le nostre scelte in un verso o in un altro, soprattutto per ambiente e stagione; esistono dei fattori però che sono solitamente universali come quelli che elencherò di seguito. Al primo posto il vento: le trote tendono a seguire gli spostamenti sotto vento delle correnti per cibarsi, specie le più “anziane” del lago; acqua scura-mosca scura inoltre di solito è un buon primo passo verso la scelta di una imitazione da legare al tip. Infine: no in assoluto alla pigrizia! Le trote in lago a differenza dei fiumi girano (spesso in branco se di taglia medio piccola) quindi occorre captare i segnali che ci danno dalla superficie e dagli altri pescatori che catturano o meno in altri punti. Bisogna spostarsi, cambiare ritmo di recupero, montatura e profondità è una pesca di ricerca che può non piacere a tutti, ma che può regalare momenti molto divertenti.

Alcuni consigli sui dressing

La conclusione non può che essere dedicata agli artificiali. Immancabili i blob, i boobies, streamer in marabou vari, chironomi e sommerse, calcolando che trote più aggressive prediligono solitamente colori sgargianti o che (brutto a dirsi ma tant’è) ricordino loro il mangime con cui sono cresciute se parliamo di pesci di fresca immissione. Di seguito trovate un dressing molto semplice che non mancherà di regalarvi molte catture, anche variando i colori proposti; un buon modo per tenersi impegnati e divertirsi in attesa dei fiumi e di mesi più caldi.

IL BLOB

La tradizione anglosassone dei reservoir vuole che questo artificiale abbia la funzione fra le altre cose di attrarre le trote anche sonoramente, rompendo l’acqua al primo recupero, imitando il rumore del cibo per le trote. Quanto sia veritiera questa possibilità non lo sapremo mai, ciò che è certo è la facilità realizzativa e soprattutto l’estrema efficacia di questa mosca (se così possiamo chiamarla!) dovuta presumibilmente al contrasto cromatico ed agli effetti luminosi. Esistono molti modi per realizzarla e la versione originale non prevede il marabou in coda, lo aggiungo a volte per dare maggiore fluttuazione e movimento. Solitamente viene legata come prima delle mosche (verso la coda di topo per intenderci) con lo scopo di captare l’attenzione dei pesci che pur non attaccandola potrebbero mostrare interesse poi verso le altre imitazioni. Ecco i semplicissimi passaggi realizzativi con cui chiunque può avvicinarsi alla costruzione di artificiali per la pesca in lago sin da subito.

Dressing

Amo: Gamakatsu F21 #8

Filo di montaggio: Textreme 8/0 nero

Coda: Marabou Barred Chartreuse/Nero

Flash in coda: Crystal Flash Small Chartreuse

Corpo (1a sezione): Super Ice Chenille 15mm Chartreuse

Corpo (2a sezione): Super UV Chenille 15mm Black

Passaggi costruttivi

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